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Un giorno che non scorderò mai.

Ricordo bene quel giorno, mancava un mese al mio decimo compleanno, già pensavo alla festa che
avrei dovuto fare con i miei compagni di classe e come ogni sabato aspettavo mio padre che
tornasse dal lavoro per poi andare a trovare i nonni. Era un caldo sabato di maggio. Ricordo che
giocavo a rincorrermi con mio fratello e le mie cugine, lo sguardo di mio nonno divertito,quello di
mia nonna un po meno ( odiava il trambusto che facevamo ). Ricordo il telefono squillare, mia
nonna che si affretta ad andare a rispondere, gridando a me e ai miei cugini di fare silenzio. Sento
mia nonna rispondere, dall’altra parte della cornetta la sorella di mio nonno. Dopo i classici saluti di
rito sento mia nonna esclamare “ u mazzanu!?” ( l’hanno ammazzato ). Attirati da quella
affermazione i miei genitori e mio nonno si avvicinarono al telefono, chiedendosi chi avessero
ammazzato, allora mia nonna cedette il telefono a mio nonno, si voltò verso i miei genitori e disse “
hanno ammazzato il giudice Falcone”. Così il 23 maggio del 1992 io e la mia famiglia
apprendemmo la notizia della morte di Giovanni Falcone, con una telefonata, come si apprende la
morte di un parente o una persona cara. Perchè in fondo Giovanni Falcone lo era, per tutti quei
siciliani onesti che volevano vedere una Sicilia libera dalla mafia. Ricordo mio padre correre ad
accendere la tv e quelle immagini dell’autostrada ridotta ad un cumulo di macerie, mia madre con
gli occhi un po lucidi, ed io troppo piccolo per capire bene cosa era accaduto. Poi quel commento di
mio padre pieno di rabbia e rassegnazione “ il prossimo sarà Borsellino “ come se già sapesse,
perchè tutti sapevano. A distanza di anni, crescendo e grazie anche alle inchieste dei magistrati, con
ultima anche il fallito attentato all’Addaura, ho capito sempre più che era impossibile non sapere e
che Falcone, Borsellino e gli agenti della scorta, sono stati mandati a morire da uno Stato, quello
stesso Stato per cui loro combattevano.
Poi ricordo le parole di Borsellino qualche giorno dopo la morte di Falcone “ noi siamo cadaveri
che camminano” che racchiude in sè l’essenza di veri uomini ed eroi, che nonostante sapessero
qual’era il loro destino, andavano avanti senza arrendersi.
Questo è l’insegnamento che noi giovani, allora troppo piccoli per capire, dovremmo apprendere. Se
vogliamo migliorare l’Italia, sconfiggere la mafia, eliminare la corruzione e rendere onore a coloro
che sono morti per noi, bisogna impegnarsi al massimo senza arrendersi mai, ed essere consapevoli
che la vita è dura e che avvolte bisogna saper rinunciare alle cose care per il bene comune.

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L’Idv del Rubicone è per il Comune Unico

L’Italia dei Valori del Rubicone è per il comune unico. A parlare è Colaianni Andrea, responsabile IDVdi Savignano. “In questo momento di crisi, che porterà nuovi tagli agli enti locali, l’unione dei comuni è la soluzione migliore per fare fronte comune contro quello che ci aspetta” spiega Colaianni. “L’unione, oltre all’accorpamento dei servizi, produrrebbe risparmio anche sui costi della politica”. A chi gli fa notare la posizione del Sindaco di Gatteo, sulla scarsa rappresentatività del territorio che porterebbe l’unione, il rappresentante IDV commenta: “Non crediamo che sia un problema, l’elezione che porterà al comune unico sarà fatta in modo da garantire la presenza, attraverso consiglieri di maggioranza e opposizione, di tutti i territori. La posizione auspicata dal Sindaco di Gatteo”, prosegue Colaianni, “che vorrebbe solo l’unione dei servizi e il mantenimento dei tre comuni, comporterebbe tre regie diverse nella gestione di servizi unici che porterebbero ad allungare le decisioni, e a dei campanilismi dannosi per i cittadini”. In conclusione “auspichiamo che presto si possa svolgere il referendum consultivo, perché riteniamo che l’unione non possa avvenire senza il consenso della popolazione”.

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Idv Forlì-Cesena: Savignano sul Rubicone ha un Coordinatore

Grande successo martedì sera all’aperitivo organizzato dall’Italia dei Valori a Savignano sul Rubicone, che ha riunito i simpatizzanti e gli iscritti dei comuni dell’Unione. L’occasione è servita per presentare il nuovo coordinatore IDV di Savignano, Andrea Colaianni, 29 anni e idee molto chiare: “Ringrazio i tanti amici presenti alla serata, che ho potuto incontrare per condividere con loro i miei obbiettivi per i prossimi anni. In vista dell’unione dei 3 comuni, l’obbiettivo principale sarà creare un gruppo di persone della zona, capaci e disponibili a lavorare sul territorio, così da individuare le problematiche e offrire soluzioni alla gente. Questo,” continua Colaianni, ” è solo l’avvio della nostra attività, il primo degli incontri che intendiamo tenere da oggi in avanti, guardando al futuro.”
Tommaso Montebello, Coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori, è molto soddisfatto: “A nome di tutto il gruppo del coordinamento, esprimo ad Andrea un grande augurio per il nuovo ruolo.”

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Aperitivo Idv del Rubicone


In vista dell’unione dei comuni che avverrà fra qualche anno tra Savignano, San Mauro e Gatteo, l’Italia dei Valori offre un aperitivo a tutti i simpatizzanti e iscritti del Rubicone.
L’appuntamento è per martedì 27 settembre alle ore 19:30 presso il Bar Centrale in Piazza Borghesi a Savignano sul Rubicone.
Inoltre nel corso dell’evento verrà presentato il nuovo responsabile Idv di Savignano.

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Inizia la raccolta firme anche a Savignano

Da questa settimana, tutti i martedì fino al 20 settembre, l’Italia dei Valori sarà presente al mercato cittadino di Savignano, dalle 9:30 alle 12 in Piazza Borghesi, per raccogliere le firme per la proposta di Legge di Iniziativa Popolare per Abolire le Province e per il Referendum abrogativo dell’attuale Legge Elettorale.

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La Nuova Resistenza


Sono passati pochi giorni dalla fine della raccolta firme per i tre

referendum dell’Italia dei Valori e dopo qualche ora di assoluto relax inizio

a pensare a questi 3 mesi fatti di banchetti in giro per i Comuni della

provincia.

La mente scorre all’entusiasmo dei primissimi giorni, alla mia illusione (la

prima raccolta firme per me ) che sarebbe stato facile raccoglierle.

Penso a tutti quei banchetti fatti con la pioggia, o sotto il sole, come quello

fatto davanti alla fabbrica nel cambio di turno dall’una alle due, quel

giorno rischiammo l’insolazione, ma il bottino fu di 40 firme e tornammo a

casa con il mal di testa ma contenti. Penso al vento che ci accompagnava

sempre, che piegava i moduli delle firme e ci costringeva a stare come dei

polipi sui banchetti per non fare volare i volantini.

A tutti gli insulti come: sparite, datevi fuoco, datevi una coltellata, fatte da

chi si sente il partito dell’amore, o le frasi strane, come quella persona che

ci accusava di favorire Moratti e l’Inter semplicemente perchè eravamo

contro il nucleare. Tutta quella gente strana che veniva ai banchetti

semplicemente per metterci in difficoltà, come quel berlusconiano

convinto in uno degli ultimi banchetti di Cesena che, sfidando i 40° e la

nostra pazienza, cercava di convincerci che il male d’Italia eravamo noi e

Di Pietro, andandosene dopo sconfitto.

Penso anche a tutte quelle persone che ci facevano forza che ci incitavano

ad andare avanti, a resistere e non mollare, che ci dicevano che siamo

rimasti l’ultima opposizione in questo paese.

La sensazione che ho dopo questi mesi è che effettivamente siamo la

nuova resistenza. Fatta da ragazzi, spesso universitari, che per fare i

banchetti rinunciavano alle poche ore di svago e recuperavano le ore perse

di studio la notte, gente matura che rinunciava al calore familiare o di chi

si è speso permessi o giorni di ferie per poter contribuire alla raccolta

firme.

In questi 3 mesi, ho imparato tantissime cose, ma soprattutto ho conosciuto

persone, compagni di viaggio, che sono diventati amici e fatto esperienze

da portare dentro il bagaglio della vita e custodire gelosamente. Sono

felice e orgoglioso di aver fatto parte di questo gruppo e di aver contribuito

insieme a loro a questa nuova resistenza.

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Prove tecniche di manganello

È trascorso più di un anno dal terremoto dell’Aquila e sembra già passato un
secolo.
Ricordo le tristissime immagini di quelle città ridotte in un cumulo di macerie,
la disperazione della gente, rimasta senza niente o, peggio ancora, di chi quella
notte perse un parente, un genitore, un nonno o un figlio. Non dimenticherò mai
le macerie della casa dello studente, dove morirono 8 giovani come me.
Ragazzi con i loro sogni e tanti progetti per il futuro, svaniti in un’istante in una
notte d’aprile.
Ricordo anche le gare di solidarietà dei giorni successivi, i TG che
raccontavano storie di sopravvissuti e i membri del Governo, in primis
Berlusconi, andare continuamente a visitare i luoghi del disastro, promettendo
aiuti, dicendo loro che non sarebbero mai stati lasciati soli.
A più di un anno da quel tristissimo giorno, mi sento di dire che quella povera
gente è stata dimenticata e lasciata sola.
È di oggi la notizia di 45 pullman partiti dall’Aquila e giunti a Roma per
manifestare e protestare contro questo Governo e le tante promesse fatte, ma
mai mantenute.
Persone disperate, ancora senza casa, costretti a ricominciare a pagare le tasse
dal 1 luglio, mentre la ricostruzione delle proprie città ancora stenta a ripartire.
Gente umiliata dalle false promesse e dai silenzi dei TG, che non amano più
raccontare le loro storie; E le autorità, che negano il diritto di manifestare
davanti al parlamento, un diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione.
Si vantano di essere il Governo del fare, a me sembra sempre più un Governo
che sa solo umiliare il popolo, che pensa solo a come garantire l’impunità ai
disonesti.
Io credo che la gente onesta, debba riunirsi attorno al popolo Aquilano e
combattere le ingiustizie di questo Governo e che tutti oggi dovrebbero sentirsi
un po Aquilani.

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